M5S, Saiello: “Fi-Pd, ecco le prove del patto di Sant’Antimo siglato nell’aula del Consiglio”

“Un teatrino con pessimi interpreti e un accordo mal mascherato è andato in scena ieri nell’aula del Consiglio regionale.

E non ci sorprende che politici della levatura del capogruppo Fi Armando Cesaro e dell’allegra comitiva del Pd siano scesi così in basso. Il tutto per regalare 300mila euro al Comune di Sant’Antimo, per la messa in sicurezza delle cavità sotterranee. Un problema oggettivo, alla luce dei crolli registrati, ma che non giustifica un fondo per un solo Comune, tenuto conto di tante altre realtà regionali nelle stesse condizioni. Perché non istituire, in tal caso, un fondo più ampio per una ricognizione finalizzata a seri interventi di messa in sicurezza per tutti i comuni che vivono lo stesso rischio? E perché approvare quel fondo per un singolo territorio, credendo nell’esigenza di mettere al più presto in sicurezza quell’area, e poi fare marcia indietro? Se la maggioranza avesse seriamente creduto nella necessità di intervenire, non avrebbe ampliato la platea dei possibili beneficiari. Del resto trecentomila euro bastano appena per un solo comune, figurarsi per un numero più alto”. E’ quanto rivela il capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle Gennaro Saiello. “Quello andato in scena ieri – sottolinea Saiello - è invece l’epilogo di una politica esclusivamente localistica. Un trucchetto giocato tra Commissione bilancio e Consiglio, al quale è approdato il maxiemendamento nel quale misteriosamente, dopo un primo sì in Commissione, è sparita la parola Sant’Antimo. Nel mezzo, un accordo con il sindaco Pd, espressione dello stesso partito di maggioranza in Consiglio regionale, e la famiglia Cesaro, che da anni impera nella sua Sant’Antimo. Accordo che ha portato a lasciare intatti i 300mila euro nel testo del collegato, che andranno comunque a quel Comune, salvando così capra e cavoli. A suggellare il patto, l’unico voto favorevole delle opposizioni al testo approdato in aula. Voto che porta la firma proprio di Armando Cesaro, che lo ha giustificato con un’interpretazione da giullare di corte, sostenendo di votare a favore per rendersi complice del fallimento dell’amministrazione regionale. Un boomerang che ha tradito il giovane capogruppo, burattino dell’intera operazione gestita alla distanza dalla sua dinasty e dal Pd”.


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